IDENTIKIT DEL CONSUMATORE DI VINO IN TEMPO DI CRISI


vinitaly2012Poco magazzino, vini più legati al consumo quotidiano, magari con una strizzatina d’occhio alle etichette straniere, ma con un migliore rapporto qualità/prezzo: così la crisi diventa un’opportunità per fare piazza pulita dei vini che non piacciono più. Bollicine e vini leggeri? Una ‘moda duratura’, ma solo se l’offerta sarà di qualità. Sul sito http://aspettando.vinitaly.com aggiungi la tua opinione a quella dei principali attori della filiera.

Verona, 2012 – Al ristorante «i consumatori non ne potevano più di vini tutti struttura e alcol. Quelli, per intenderci, che quattro persone a tavola durante una cena non riescono a finire». Ne è convinto Giorgio dell’Orefice, giornalista di Agrisole – Il Sole 24 Ore, ma non è il solo a pensarla così tra gli operatori della filiera intervistati da Vinitaly.
È questa l’altra faccia della crisi, quella che
di fronte alla necessità di ridurre i costi diventa un’opportunità per
alleggerire la cantina: «La maggiore coscienza si riflette anche su una
corretta gestione del magazzino e sulla sua rotazione – dice Corrado
Mapelli, direttore commerciale del Gruppo Meregalli –, portando il
ristoratore a rinunciare alle etichette che non sono particolarmente
vendute o richieste e a concentrare la propria offerta».
Per fare la giusta carta dei vini bisogna allora fare l’identikit del
nuovo consumatore, sfatando magari alcuni tabù, perché è vero che la
crisi e le campagne contro il consumo di bevande alcoliche stanno
condizionando i consumi di vino al ristorante, ma è altrettanto vero che
la diminuzione dei consumi è in atto ormai da anni in Italia e
tendenzialmente li porterà al di sotto dei 40 litri pro capite; la causa
è il cambiamento nello stile di vita, rivolto a una maggiore attenzione
verso il proprio corpo e verso gli aspetti salutistici
dell’alimentazione.
Inoltre, i vini strutturati ‘per forza’ non piacciono più così tanto,
mentre il consumatore medio è più informato, curioso, viaggia e assaggia
vini di altri Paesi.
Infine, professionisti come i sommelier possono fare la differenza tra bere colto e informato e quello generalista.
Viste queste premesse, le nuove carte dei vini dovrebbero essere un mix
di etichette, tendenzialmente più legate al consumo quotidiano, con
«vini più leggeri, freschi e beverini», dice Mapelli, ma «il desiderio
di bere vini leggeri – puntualizza Antonio Tonola, sommelier e titolare
del ristorante La Lanterna Verde di Villa di Chiavenna in provincia di
Sondrio – prenderà piede solo per i vini che risulteranno gratificanti
alla beva, di buona sapidità ed espressione riconoscibile dei più
disparati territori vitivinicoli italiane».
E poi ci sono le bollicine, che sono «una forte tendenza attuale – dice
Nadia Zenato dell’Azienda vitivinicola Zenato –, che ha visto crescere
il prosecco, ma non solo» per un consumo che ormai copre tutto l’anno.
Fondamentale sarà il rapporto qualità/prezzo e il ruolo di ristoratori e
sommelier capaci di raccontare il vino, consigliare e orientare
l’acquisto verso il gusto che il cliente cerca e verso il prezzo che è
disposto a spendere.

Le interviste complete sono disponibili sito
http://aspettando.vinitaly.com dove è possibile partecipare al dibattito
sul vino nella ristorazione.
L’indagine “Vinitaly incontra la ristorazione” da cui prende spunto la
serie di interviste è disponibile nella sezione “Studi e Ricerche”
dell’Area Stampa del sito www.vinitaly.com.